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Vicino agli occhi, vicino al cuore. Vissin ai vui, vissin al cor

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Autore: Franco Romanin

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Dalla prefazione di Giuseppe Sciuto

È proprio vero. La vita è un insieme di emozioni, di episodi che lasciano un solco più o meno profondo nel nostro mondo interiore, nella nostra anima. Gli anni passano, ma l’eco rimane. Sono ricordi, destinati alcuni a vivere per sempre, altri a sbiadire, ad affievolirsi perché più esposti alle leggi del tempo. Lo sa bene Franco Romanin, nato sulla riva destra del fiume Tagliamento, le cui acque prima di riversarsi nell’Alto Adriatico sono divenute custodi dei segreti, delle gioie e dei dolori di quanti sin da piccoli nelle calure estive gli hanno affidato il proprio corpo per misurarsi con forze più grandi di loro. Da esse ha appreso che tutto passa nella vita, proprio come diceva Eraclito, il filosofo greco che amava discutere con i suoi discepoli sul divenire continuo delle cose, sul loro inarrestabile fluire. Al suo pensiero si ispira Franco Romanin, un poeta nelle cui vene scorre sangue veneto-friulano. Per una innata e irrefrenabile vocazione ama affidare ai versi i moti del suo animo, le note più salienti della vita vissuta tra viaggi, studi, numerose letture che lo hanno reso cittadino del mondo, desideroso sempre di nuove conoscenze, di nuovi e più vasti orizzonti senza mai dimenticare tuttavia le distese verdeggianti, il suo fiume, i paesaggi che lo hanno visto crescere, sognare, sperare. Il passato, il presente e il futuro nei suoi versi si amalgamano, creano atmosfere senza spazio e senza tempo. E proprio in questo consiste l’originalità del suo poetare, pregno di grande umanità, di sofferte verità, di note che escono fuori dalla sua anima. Non poteva essere diversamente. Romanin è infatti un raro e prezioso esponente di un umanesimo che ogni giorno fa i conti con l’onda spaventosa di egoismo, cattiveria, follia della società in cui viviamo, decisa a spazzare via i valori tramandatici da quanti ci hanno preceduto. I suoi versi intendono indicare la via che ci conduca ad un mondo capace di riscattarci dalle nostre miserie, liberandoci dal noto detto “Lontano dagli occhi - Lontano dal cuore”, inteso come emblema di avvilente attaccamento ai propri beni. Occorre compiere invece un giro di boa, persuaderci che è giunto il momento di credere nei valori umani, senza cui la vita non è degna di essere vissuta. Nei versi diventa protagonista l’esigenza di dare ascolto al nostro mondo interiore, il bisogno di renderci partecipi della gioia e delle sofferenze altrui. È avvilente limitarsi a guardare in basso. Non è lì che si trova il cibo della nostra anima. Occorre invece volgere lo sguardo in direzione del cielo, attraversato dal sole che offre i suoi raggi a tutti, aiutandoci con la sua luce a cogliere il segreto delle cose, ciò che si nasconde dietro gli eventi che ci fanno gioire e piangere.

Gli anni di intensa produzione letteraria e la maturità acquisita hanno concesso a Romanin una grande padronanza stilistica, la capacità di affrontare i più vari argomenti con squisita sensibilità, con una delicatezza quasi virgiliana, con abbandoni che sanno di sottile melanconia, quella che nasce alla fine di un giorno radioso, ricco di promesse, speranze, sentimenti veri, ideali di immacolata bellezza. Ora che i suoi capelli sono bianchi, ora che ha ricevuto numerosi riconoscimenti e onorificenze di prestigio, scrivere, comporre versi sono divenuti per lui un’esigenza vitale, un mezzo per indicare ai lettori ciò che più conta nella vita. Le sue liriche acquistano così un prezioso valore umano, sociale oltre che esistenziale. Romanin sa essere cantore di un tempo lontano quando l’amore pervadeva ogni cosa. Non si tratta solo del rapporto affettivo tra un uomo e una donna, legati insieme dal mondo dei loro sogni, ma anche e soprattutto dell’aspirazione a quanto c’è di tenero e puro attorno a noi. Il suo è un animo in cerca di vera pace, di amore, di saggezza, qualità che ha fatto sue con l’affrontare la vita in tutti i suoi risvolti, con l’accettare il proprio destino, fiducioso che dopo il buio della notte spunta sempre l’alba. Stando a contatto con gente di ogni estrazione sociale, ha appreso l’arte di lasciarsi catturare dalle cose semplici e vere, capire quanto siano preziose e insostituibili. Il suo è il canto di chi è fiero di appartenere ad una comunità che ha sempre difeso le proprie radici, le proprie tradizioni, il proprio passato, pur non disdegnando di rivolgere lo sguardo verso il futuro, anche se incerto, anche se non sempre nitido nei suoi contorni. È fiero della sua origine, di sentirsi vicino a quanti parlano la stessa lingua, custodiscono tradizioni che affondano le radici nella notte dei tempi. Da qui il sapore inconfondibile dei suoi versi che risentono della sua formazione di uomo libero, ben radicato nel territorio dove è nato e a cui è grato per avergli regalato la vasta e verdeggiante pianura, le acque, il fiume, i prati dove da bambino giocava, i venti ora gelidi ora dolci come i sorrisi delle ragazze che gli hanno insegnato cosa vuol dire amare. È questo il mondo cantato nella raccolta di poesie “Vicino agli occhi - Vicino al cuore”, tutte in lingua friulana con a fianco la traduzione in italiano, di eguale coinvolgimento emotivo anche se non della stessa musicalità. I componimenti sono intervallati da brani, pensieri, riflessioni di personaggi autorevoli del mondo artistico, appartenenti ciascuno a diverse nazionalità, quasi a testimoniare che le poesie di Romanin, grazie alle tematiche che non conoscono angusti limiti spaziali, guardano verso più ampi orizzonti.

Il poeta ha ereditato dalla sua terra di origine l’attenzione all’oggettività delle cose, la capacità di coglierne l’essenza, i profumi, i colori, le voci anche tramite il loro apparente silenzio. Riesce a trattenere la tentazione di estreme fughe poetiche ricorrendo alla fisicità di visioni legate sempre alla realtà concreta. Romanin non ama giri di parole. Non servono a niente. Predilige invece le cose vere, immediate, pregne del suo vissuto. E se la voglia di volare è forte, riesce a trattenerla mantenendo un pregevole equilibrio tra l’essere e il dovere essere, tra realtà e sogno. È contrario ad ogni forma di estremismo, considerato nemico della serenità dell’animo faticosamente raggiunta. Si coglie nei suoi versi l’armonia del mondo classico latino e greco, rinvigorita dall’esperienza quotidiana e sublimata dal verbo della fede cristiana. Il suo è uno stato d’animo di chi ha già metabolizzato il dissidio tra bene e male, la gioia e il dolore, la vittoria e la sconfitta nel loro continuo procedere. Conviene vivere ogni singolo istante senza false illusioni, sembra dirci. Non vi è nulla infatti di duraturo. Tutto è un insieme di scintille che con moto ascensionale nelle tenebre della notte cercano il cielo stellato senza mai raggiungerlo. La brevità della vita deve persuaderci a non sciupare gli attimi più belli, quelli che sanno di amore per i ricordi di vicende già vissute. Questo spiega il velo di malinconia e delicata nostalgia che impreziosiscono i versi di Romanin, un poeta che ama guardare fuori e dentro di sé con uno sguardo di tenera innocenza. Gli istanti finiscono, ma non muoiono per sempre. Ritornano a vivere tramite il ricordo velato di nostalgia. E così i versi diventano l’alchimia per eternare le emozioni di un tempo che fu. Ci troviamo dinanzi ad una poesia che rinverdisce sentimenti già vissuti. Il passato acquista nuova linfa. Diventa presente, quasi per magia, soffuso di malinconia, a tratti anche di nostalgia. Riaffiorano i paesaggi naturali che hanno accompagnato l’avventura esistenziale del poeta, si risentono le voci delle persone care. Romanin con tono pacato ci invita a lasciarci catturare dalla forza del cuore e dei sentimenti. Occorre sapere ascoltare, riuscire a vedere anche le cose più piccole, più umili. Si riscoprono così i colori e i profumi delle stagioni, gli alberi che impreziosiscono le rive del Tagliamento, le macchie sempre verdi che sembrano parlare con le lagune, le rane, le farfalle, le lucciole, gli insetti, i sogni fatti ad occhi aperti nell’età della giovinezza. Un intero mondo viene rivisitato e riassaporato, anche attraverso il linguaggio dei suoi silenzi che accompagnano istanti irripetibili. Le parole di ogni singolo verso sembrano lettere incise su marmi pregiati che inneggiano alla vita stessa colta nei suoi chiaroscuri. Nasce da qui l’humanitas della produzione poetica di Romanin. Le liriche diventano sospiri dell’anima ed è dolce ascoltarli.

A lettura finita, si rimane colpiti per il calore tutto umano, per le riflessioni sempre profonde, sincere contenute nei versi. Piace la proprietà linguistica, accurata, elegante, aderente alle cose, ai pensieri, ai dettami del cuore e della mente, limpida e pura. Si avverte che essa risente di un grande numero di letture che la rendono fluida e accattivante. La silloge acquista il valore di una pietra preziosa che risplende di luce propria. Con essa Franco Romanin, andando contro corrente e i facili entusiasmi dell’odierna società tecnologica, intende elevare un inno a tutto ciò che sa di umanità, palpita del respiro dell’universo. Piace l’invito del poeta a non perdersi nei grandi misteri della vita, rimasti ancora privi di risposte. Piace il suo scavare negli angoli più nascosti dell’animo per sottrargli ogni segreto, le verità ora dolci ora amare con l’intento di offrirle ai lettori e aiutarli a proseguire lungo il cammino voluto dal destino. I suoi versi ci fanno capire quanto complessa sia la vita, fatta di bene e male, vero e falso, amore e odio, sogno e realtà, luci e ombre, di contrasti che si formano e disfano come onde del mare. Piacciono infine i suoi versi che si distinguono per il loro fascino misterioso e suggestivo. Non siamo lontani dal vero nell’affermare che Franco Romanin per la qualità dei suoi versi si è guadagnato un posto rilevante nella produzione poetica del nostro Nord Est. Lo attestano i giudizi estremamente lusinghieri di pubblico e di critica. Di questo non possiamo che essere fieri.

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