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Elogio della SolitUdine

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Autore: Gian Maria Bonora

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Dall'Introduzione 


“… Si allontanò con una domanda in testa: com’era possibile che l’era della comunicazione globale…abbia provocato una moltitudine di solitudini, una infinità di solitudini in comunicazione tra di loro, ma sempre in assoluta solitudine?” A. Camilleri - La rete di protezione (2018)

Da questa lettura mi sono posto il problema di una valutazione del concetto di solitudine, o, come dirò più avanti, di solitUdine considerando l’influenza delle mie origini su questa analisi. Penso che l’attuale società globalizzata debba considerare con maggior attenzione questo momento della nostra vita che, se deriva da una scelta consapevole, può essere apprezzabile, mentre se deriva da imposizioni esterne a volte non facilmente analizzabili, porta a quelle valutazioni negative che tutti siamo portati a considerare. Normalmente infatti quando si pensa alla solitudine si tende a visualizzare una situazione di disagio legata all’isolamento dai normali rapporti e alla conseguente mancanza di una vita degna di essere vissuta. Non bisogna tuttavia dimenticare che il contatto con altre persone non sempre può essere piacevole o può modificarsi con il tempo per motivi a volte non controllabili né modificabili facilmente. Di conseguenza si può tendere a interrompere questi rapporti, se possibile, o almeno a viverli in modo sgradevole.

Penso invece che il concetto di solitudine vada rivisto e rivalutato, sottraendolo a quella caratteristica negativa che lo accompagna, specialmente se è conseguenza di una scelta personale meditata. In altre parole non è detto che una esperienza di vita solitaria, che può essere di durata quanto mai variabile, debba per forza rappresentare un aspetto sgradevole della nostra esistenza.
In particolare, qualora essa derivi da una decisione personale e non da una causa esterna incontrollata o da una sfortunata serie di eventi, può costituire un momento importante nella vita di ognuno e servire a superare quelle esperienze negative che prima o poi tutti sperimentiamo.

A questo proposito devo sottolineare che penso sia stato l’esempio materno a suggerirmi quello che ho cercato di trattare in queste pagine. Infatti non posso dimenticare che nell’ultima, lunga parte della sua vita ha costantemente e consapevolmente vissuto da sola dopo la scomparsa di mio padre. E non ricordo si sia mai lamentata di questa situazione, anzi. Fortuna ha voluto che la salute l’abbia sostenuta fino al termine consentendole di bastare a sé stessa con efficienza, anche se chiaramente amicizie e parenti non le sono mai mancati. Ecco, sotto questo punto di vista la solitudine può essere trasformata da inevitabile conseguenza di vita a una accettazione serena compensata, ogni qualvolta possibile, dai tradizionali rapporti sociali.

Per quanto riguarda dunque la solitudine è importante riuscire a distinguere, tra le motivazioni che portano a questa esperienza di vita, i veri valori personali ed evitare quindi di essere travolti da decisioni causate da momenti di negatività o di abbandono. Una volta preso atto del desiderio reale di staccare per un certo periodo dai normali rapporti di vita sociale bisogna innanzitutto verificare la reale necessità di questa decisione e poi programmarla nei modi e nei tempi che permettano di attivare una scelta reversibile. Purtroppo l’illusione di un apparente contatto con tutti e tutto attraverso le moderne modalità di connessione molto spesso provocano l’effetto esattamente opposto, vale a dire l’isolamento dal mondo reale e la errata convinzione di una vita più completa all’interno della rete. Alla fine invece il miglior contatto è quello con se stessi, perfezionato il quale i normali rapporti sociali possono essere vissuti in modo sereno e tranquillo, dando il giusto valore alla vita che ci circonda. 

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