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Lis perlis tal fil

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Autore: Aldo Rossi

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Scheda tecnica

Pagine 82
Genere poesia
Lingua italiano
Formato 15x21

Dettagli

Aldo Rossi, poeta friulano con la passione della conoscenza, del rapporto con la gente, la gente in generale, senza chiedersi chi è o a cosa appartenga, ma soltanto il fatto di “essere”, giustifica il suo desiderio di conoscerla. Così l’ho incontrato, in un giorno di luglio, ad Arta Terme, sorridente come la luna quando è piena, preciso nel raccontarsi sino a svuotarsi di ogni parola che gli ingombra la vita. Eravamo in un albergo lontano dal centro e, per arrivarci, camminavamo e parlavamo di tutto ciò che ci veniva in mente: dalle nuvole, al campanile, alla poesia, alla fede, alla malattia; parlavamo di tutto ciò che serve per raccontarsi. Poi tornai a casa. Sembrava tutto finito, invece, … lentamente sono arrivate le sue poesie, centellinate, friulane sino all’anima ed io a leggere, interessato per la profonda vena, per il profondo dire della vita, la dolcezza delle mattine e il dolore dell’assenza; difficili per la lingua, ma intensamente musicali, “alte”, che “toccavo” con “orecchi” abituati alla poesia. Poi, oggi arriva la richiesta di una pagina per le sue poesie dialettali, in friulano per giunta, lontano dalle mie origini, lontano dalle mie parlate. Lontane ma non troppo, strano quante parole sono simili alle mie o almeno così sembrano.

“Lis perlis tal fîl” - “Le perle nel filo”è il titolo che Aldo Rossi ha dato alla sua prima raccolta di poesie, naturalmente nella lingua che più lo identifica, il friulano. “Lis perlis tal fîl” racconta con intensa profondità emotiva il quotidiano esistere, l’evolversi delle cose attraverso lo sguardo attento del poeta. Per lui ogni “visione” va pensata, scritta per non dimenticarsi nulla di ciò che gli è passato accanto. Sia questo amore, o sogno, o foglia che cade, o ciò che s’è smarrito per paura, o per destino. 

Ecco, le perle rappresentano il sé che diventa collana, il cerchio che si chiude e circoscrive il vissuto, il mancato, o il naturale ciclo dell’umanità. Oppure, ogni perla vorrebbe rappresentare (come la bellissima favola giapponese) il prolungarsi della vita, e allora Aldo vuole una collana lunga, luccicante, appunto la speranza che ogni perla possa regalare arcobaleni. Ma la poesia di Aldo dice anche altro, racconta di un “io” che si mescola alle “cose” donando a sua volta un’anima. Per questo la sua poesia è viva, e ci fa respirare il “mondo” nella sua completezza. Libro dedicato alla madre e al padre, Bruna e Manlio con una dedica: “che cisichin inmò amôr tal gno cûr” (che bisbigliano ancora amore nel mio cuore).

Un alfabeto di pensieri, iniziando proprio dai titoli, i primi con l’A e così via. Poesia autentica, capace di “disegnare” ogni tappa della propria quotidianità. La morte della madre e del padre a pochi mesi di distanza l’hanno segnato, graffiando il respiro della propria anima. “Garoful di Mai” (Rosa di maggio)colpisce nella sua semplicità perché scolpisce i pensieri, rincorre l’amore per dare amore, e si soffre, ma quando si tratta d’amore ne vale sempre la pena “…// il frutin vivarôs/ si è sgrifignât/ la man tes spinis.// Rosade di lagrimis/ e gotutis di sanc/ par fâti mari.” (…/ il bambino vivace/ s’è graffiato/ la mano nelle spine.// Rugiada di lacrime/ e goccioline di sangue/ per renderti madre).

Oppure nella poesia “Ceis” (Ciglia)“De tô cjalade/ dome ceis neris/ jo o ricuardi/ ...”(Del tuo sguardo/ solo ciglia nere/ io ricordo/ ...)  emerge il ricordo di un amore? O forse il rimpianto di non averlo assaporato sino in fondo, o altro ancora che solo l’intimità del poeta conosce? Personalmente ho colto emozioni che difficilmente si possono descrivere, in quanto personali, eppure posso dire di aver volato come gli uccelli o cantato come le cicale di Aldo. Di aver intuito la profondità del “racconto” e l’autobiografia di chi, forse, nella sua casa cerca ogni “bisbiglio” del padre e della madre per continuare a “parlare” magari con inchiostro blu e albe e lune che accompagnano l’età della poesia, ovvero la capacità di magie, rendere risposte alle domande che non hanno risposte. So che Aldo meritava una prefazione più ampia per “illustrare” meglio ogni suo pensiero. Forse, mi sono trattenuto dal farlo per pigrizia, ma ho cercato di dare una dimensione “universale” a questa raccolta, che mi è piaciuta per la sua umanità, per la sua visione della natura, per la sua relazione con il dolore e la  sua concezione dell’amore. Anch’io, sono un frequentatore di poesia e che, come Aldo, “scavo” dentro quell’inconscio che “memorizza” ogni situazione per poterlo liberare, dare quindi ali e cielo, ritrovando la sensazione/emozione della poesia che come un filo rosso “unisce” ogni pensiero umanoQuesta intimità emerge in molte poesie.In Altri amôr” (Altro amore)si trova cheNuie mi reste/ scuindût in te,/ dome une vôs/ e pocjis lagrimis// … (Nulla mi resta/ nascosto in te,/ solo una voce/ e poche lacrime// … );e ancora in “Amôr” (Amore)si afferma che “O vevi pôre/ che no rivàs/ in curt l’albe// di mil gnots/ robadis a dî:/ Jo cui soio?// In chel lamp/ cence polse/ tu tu ti sveis.” (Avevo paura/ che non arrivasse/ presto l’alba// di mille notti/ rubate a dire:/ Io chi sono?// In quel momento/ senza riposo/ tu ti svegli).Ed ogni incantesimo sembra svanire, ogni cosa ritorna alla materia d’origine, come se cessasse d’esistere. Ma per una strana alchimia, questo libro, questo “Lis perlis tal fîl”, diventa, attraverso gli stessi titoli, una poesia:

“Altro amore,/ amore/ e ancora cicale,/ asfalto e amori./ Autunno/ blu/ per una buonanotte,/ bacio/ un geranio,/ o ciglia/ celeste,/ fronte/ rondine/ che carezza,/ il corpo/ di notte a schiarire/ giacinto/ il dolore./ E rimane il mare/ e di nuovo le stelle/ finanche io,/ fontanella/ forse la pace,/ o rosa di maggio./ E ancora rondini/ a rasserenare/ a sognare/ nella notte/ la foglia./ Nella riga della notte/ labbra/ lontano dall’anima,/ forse sulla luna/ malamore./ Amara luna./ Margherite,/ miele di rosmarino,/ morte/ musa/ e palladiana/ come pelle/ di un Perduto tramonto./ Pennellata/ nel pozzo/ di primavera,/ prima che albeggi/ il prisma/ del respiro./ Riflessi/ di rugiada/ nel sale/ e la sera di maggio/ per il fiorir di tigli./ Aspettare,/ aspettando Pasqua/ stella/ e ancora tigli/ tempo/ una nell’altro/ veglia/ in giardino di sabbia/ per un gelsomino/ o un giglio montano.

Credo che questi versi rappresentino un ulteriore filo che unisce e lega gli uomini e il loro inconsapevole “dire”. In questa “casuale” poesia si assapora l’essenza di ciò che Aldo è: un poeta. Per me, è anche un amico incontrato per caso in un giorno di luglio nella terra del “Friuli”. Grazie Aldo.

 Antonio Nesci

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