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L'egida di Atena

Nuovo prodotto

Autore: Gianna M. Venier

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12,00 €

Scheda tecnica

Pagine 112
ISBN 978-88-96304-23-5
Genere Narrativa
Lingua Italiano
Formato 15x21

Dettagli

Una sensazione sulla pelle, l’incertezza di un déjà-vu: la voce di un tempo passato che riecheggia nei sogni del mattino, nella fisionomia e nel carattere di uno sconosciuto che vediamo per la prima volta e che, irrazionalmente, ci sembra già familiare, atteso e desiderato da sempre. 
Alberto e Gabri provano la medesima sensazione l’uno per l’altra: una vertigine, il persistente sentimento dell’uguale, dell’affine; le loro esistenze si sfiorano appena, forse per caso, forse per il crudele disegno di una Sorte che li ha già separati una volta. E di nuovo, in una partita già disputata e vinta, ad essere in gioco sono i destini delle loro fragili anime. 
È un capriccio scritto nella volta celeste, quello che li accomuna: una strada già irrimediabilmente tracciata dalle scelte compiute su un’isola avvolta dal mistero, forgiata dal mito. 
Sono Aris e Xenia ad abitarla, a condannarla e condannarsi ad un tempo: a fuggire l’uno, a desistere l’altra, perdendosi e perdendo un’opportunità di riscatto che non potrà essergli concessa una seconda volta. Nel presente, nel mondo ormai lontano dalle leggende che ammantano l’antica Grecia, non hanno più vigore né valore le leggi non scritte di Scheria, quella stessa terra insulare che Omero ha narrato nel suo immortale poema: la realtà del XXI secolo ha altri fini, altri orizzonti, e nessuno di essi contempla ancora lo sguardo dell’Olimpo sulle vite transeunti di chi, come noi, ne fa parte.
È così che sfuma, nelle circostanze mutate, la possibilità del riavvicinamento; è così che svanisce definitivamente, sotto il pelo dell’acqua, il relitto di due giovani esistenze: ma dal naufragio concreto e metaforico che si è inesorabilmente consumato è tuttavia possibile salvare qualcosa. Un verdetto finale, una morale: forse un monito che il lettore può fare proprio una volta giunto alla conclusione, una volta capito e compreso che si tratta soltanto di un nuovo inizio.
Perché è vero: al passato non è possibile fare ritorno, non è possibile cancellare e scrivere nuovamente nel firmamento le linee che già vi sono state tracciate; è possibile però, laddove si aprono nuovi spazi e nuove vie, incamminarsi verso un percorso alternativo a quello che un vago e inconsistente ricordo ci fa temere. L’aver sbagliato non può non comportare alcuna conseguenza: tutto sta nel ritracciare una rotta, con la consapevolezza di non dover ripetere un errore.
I protagonisti di questo racconto agiscono sulla scena come attori del Fato, liberandosi gradatamente dalla pertinace presa di quest’entità: solo svincolandosi da ciò che sono stati troveranno una nuova pace e un equilibrio insperato, dimostrando che non è impossibile raggiungere la quiete, nemmeno quando si ha contro un dio.
Gianna Venier sa descrivere alla perfezione l’intreccio delle vicende che si dipanano sotto gli occhi dell’attento lettore: le scene icastiche si susseguono, rimanendo impresse nella memoria insieme ai dettagli che le costellano, intessuti alla trama del racconto con una prosa a tratti poetica, elegiaca. E le zampette delle api, cariche di polline, si trasformano in “piccole cornucopie dorate”, mentre “la polvere danza immota nell’ultimo raggio di sole”…
A prevalere, tuttavia, sono il realismo e la concretezza dei momenti quotidiani, dai quali traspare il panorama emotivo degli attanti: caratterizzati ciascuno da una circoscritta sfera di movimenti, abitudini e gesti ricorrenti, essi c’informano di sé tramite questa fitta rete di azioni millesimali, commentate o rimarcate dal guizzo fulmineo di un pensiero. Una fisicità non esornativa, dunque; un’attenzione non gratuita per il dettaglio, che si trasforma in una traccia capace di collegare situazioni lontane e distinte grazie all’eco fugace di una ricorrente memoria interna. E ancora: il sacrificio, la violenza, il terremoto… Monolitici, alcuni scenari si stagliano prepotenti sugli altri, proprio al centro della narrazione, calamitando il lettore, rendendolo partecipe della carica distruttiva e apocalittica del maremoto, sollecitandone l’empatia e le capacità di immedesimazione, sfidandolo, anche, a seguire il tracciato arcano sotteso ad ogni episodio.
Per concludere, L’Egida di Atena non è una lettura qualunque, né aspira a soddisfare il gusto facile e immediato per la letteratura di consumo: riesce tuttavia a farsi scorrere tutta d’un fiato, con il suo singolare e magnetico fascino, a farsi scoprire e a stupire, con la forza che hanno i misteri. E con queste parole concludo, lasciando spazio al mondo celato e svelato che la penna di Gianna Venier ha portato nuovamente alla luce.
(Dalla prefazione di Chiara Tomasella)

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